AsmaMai

Guida principale

Solfiti e asma: la guida completa per chi ha crisi dopo cibo o vino

Di · Fondatore di AsmaMai, paziente asmatico con sensibilità ai solfiti

Pubblicato il · Aggiornato il · 13 min di lettura

Se dopo un bicchiere di vino, una manciata di albicocche secche o un piatto di gamberi ti si chiude il petto, non è detto che sia «solo l'alcol» o «un'allergia al cibo». In una quota di persone asmatiche i solfiti — additivi usati da secoli come conservanti e antiossidanti — possono scatenare un vero broncospasmo. Questa guida raccoglie cosa sono, dove si trovano, chi è a rischio, come si riconosce la reazione, come si diagnostica e cosa fare nella vita di tutti i giorni.

Lo scrivo da paziente asmatico con sensibilità ai solfiti, non da medico. Le informazioni sono di carattere informativo e non sostituiscono la visita. Se hai l'asma, tieni sempre a portata di mano il broncodilatatore di emergenza.

Cosa sono i solfiti e a cosa servono?

I solfiti sono sali e gas dello zolfo usati per bloccare l'ossidazione, l'imbrunimento e la crescita di microrganismi. In etichetta europea li trovi come E220–E228: anidride solforosa, solfito di sodio, bisolfiti e metabisolfiti di sodio, potassio o calcio. Tutti, una volta ingeriti, si equilibrano tra anidride solforosa (SO₂), bisolfito e solfito; per questo le dosi si esprimono in «equivalenti di SO₂».

Servono in cantina, in pescheria, nella frutta essiccata e in alcuni farmaci iniettabili, dove proteggono principi attivi facilmente ossidabili come l'adrenalina. Non sono un veleno per chi non è sensibile: il problema è la reazione individuale, concentrata soprattutto in chi ha già un'iperreattività bronchiale.

L'elenco completo dei numeri E, dei nomi chimici e delle diciture in etichetta merita una pagina a parte. Qui basta una regola pratica: se superano 10 mg/kg o 10 mg/L di SO₂ totale nel prodotto pronto al consumo, il Regolamento (UE) n. 1169/2011 (Allegato II) obbliga a evidenziarli come «anidride solforosa», «solfiti» o «contiene solfiti». Sotto quella soglia la legge non impone la dicitura: per chi è molto reattivo, l'etichetta da sola non è una garanzia assoluta.

Quanto è frequente la sensibilità ai solfiti se hai l'asma?

È poco comune nella popolazione generale e nettamente più frequente tra chi ha l'asma. Le revisioni di Vally e Misso (2012) e di Vally, Misso e Madan (2009) sintetizzano la letteratura così: circa il 3–10% delle persone asmatiche che ingeriscono questi additivi mostra reazioni avverse. Stime storiche della FDA collocano la sensibilità intorno all'1% della popolazione generale; le stesse revisioni sottolineano però che le reazioni documentate sono rare in chi non ha asma.

Lo studio di riferimento sugli adulti è quello di Bush e colleghi (1986): su 120 asmatici non dipendenti da steroidi e 83 dipendenti, al test in singolo cieco con capsule di metabisolfito di potassio il FEV₁ calò di oltre il 20% in 5 e 16 persone rispettivamente. Al doppio cieco i numeri scesero. La stima migliore in quel campione fu 3,9%, e gli autori conclusero che nella popolazione asmatica complessiva la prevalenza è inferiore al 3,9%, perché il loro gruppo aveva troppi pazienti steroido-dipendenti. Il messaggio utile: il rischio non è «tutti gli asmatici», ma è reale, e sale se l'asma è grave, se prendi steroidi per via generale o se le vie aeree sono molto reattive. Nei bambini asmatici alcuni studi con soluzioni acide hanno trovato percentuali anche più alte: è un punto da discutere con il pediatra, non da autodiagnosticare.

Perché i solfiti possono chiuderti i bronchi?

Il meccanismo principale, per la maggior parte di chi ha asma, non è un'allergia IgE classica. Quando ingerisci un liquido acido ricco di solfiti — un vino bianco, un succo, una birra — una parte si libera come gas SO₂ già in bocca e nello stomaco. Quel gas viene inalato mentre deglutisci, irrita i recettori delle vie aeree e innesca un riflesso colinergico: i bronchi si contraggono in pochi minuti. È lo stesso motivo per cui i primi casi descritti da Stevenson e Simon nel 1981 comparivano 15–30 minuti dopo cibi e bevande al ristorante.

Due altri meccanismi spiegano i casi atipici. Una carenza parziale di solfito ossidasi (enzima con cofattore al molibdeno) può far accumulare solfiti che il fegato non ossida in solfato. In una minoranza, infine, esiste una vera reazione mediata da IgE, con orticaria, angioedema o anafilassi. I dettagli, con uno schema a tre vie, sono nella pagina perché i solfiti scatenano l'asma.

Questo spiega anche il mito del mal di testa da vino: per chi ha asma il segnale da ascoltare è il respiro, non necessariamente la cefalea.

Dove si trovano i solfiti nella vita quotidiana?

Le concentrazioni più alte, per legge, stanno in alimenti che «devono» restare chiari e non ossidarsi. Il Regolamento (CE) n. 1333/2008 (Allegato II) consente fino a 2000 mg/kg di SO₂ in albicocche, pesche, uva, prugne e fichi essiccati; fino a 150–300 mg/kg nei gamberi e crostacei crudi (a seconda della taglia, per bloccare la melanosi); fino a 100 mg/kg nelle patate surgelate, 50 mg/kg nelle pelate precotte, e fino a 400 mg/kg nei fiocchi disidratati. L'aceto di fermentazione può arrivare a 170 mg/L; succhi di limone e lime a 350 mg/L. Hamburger e salsicce «breakfast» con almeno il 4% di vegetali o cereali possono contenere fino a 450 mg/kg. L'elenco dei cibi insospettabili va dalla frutta secca ai sottaceti, dalle marmellate ai succhi.

Il vino è il caso più discusso. Il Regolamento delegato (UE) 2019/934 fissa 150 mg/L per i rossi secchi e 200 mg/L per bianchi e rosati; con zucchero residuo più alto si sale, fino a 400 mg/L in alcuni vini dolci. Gli spumanti di qualità stanno a 185 mg/L, gli altri spumanti a 235 mg/L. Il vino biologico ha tetti più bassi (100/150 mg/L per rossi e bianchi/rosati secchi). La birra è in genere più povera di solfiti (limite UE 20 mg/L, 50 se c'è rifermentazione in fusto). La pagina vino, birra e solfiti spiega la differenza tra «senza solfiti aggiunti» e «senza solfiti». Il mal di testa da vino è un altro mito: in chi ha asma il segnale da ascoltare è il respiro.

C'è anche un precedente di sanità pubblica che vale la pena conoscere. Negli Stati Uniti, negli anni Ottanta, i solfiti sulle insalate dei salad bar furono legati a crisi asmatiche gravi e ad alcuni decessi; la FDA ne vietò l'uso sulla frutta e verdura fresca da consumare cruda. In Europa oggi non trovi più l'insalata «spruzzata» al banco come allora, ma i solfiti restano legali — e utili — in conserve, vino e crostacei, con etichetta sopra i 10 mg/kg. L'esposizione occupazionale (cantine, disinfestazione con SO₂, essiccatoi) è un capitolo diverso: lì si inala il gas, non si beve il vino, e va gestita come rischio lavorativo con il medico competente.

Anche i farmaci contano: adrenalina iniettabile, alcuni corticosteroidi iniettabili, anestetici locali con adrenalina dal dentista, alcuni antibiotici e colliri. Ne parlo sotto e nella pagina dedicata ai farmaci che contengono solfiti.

Come riconosci una reazione ai solfiti?

Il quadro tipico, se hai l'asma, è respiratorio e rapido: senso di costrizione toracica, fischio, tosse, respiro corto, a volte starnuti o prurito in gola, in un arco che va da pochi minuti a circa un'ora. Nei casi descritti da Stevenson e Simon i sintomi comparivano 15–30 minuti dopo l'ingestione. Le bevande acide (vino bianco, succhi, sidro) tendono a colpire prima delle capsule o dei cibi solidi, perché liberano più SO₂ in bocca.

Non è la stessa cosa dell'intolleranza all'alcol (rossore, palpitazioni, sonnolenza), né di una reazione all'istamina del vino rosso (flush, naso chiuso senza calo del FEV₁), né di un'allergia IgE a un alimento (pomodoro, gambero come proteina, uovo). Il reflusso può imitare la tosse notturna ma non esplode in dieci minuti dopo un calice. La pagina sui sintomi della sensibilità ai solfiti aiuta a distinguere questi quadri e a capire quando andare al pronto soccorso: dispnea grave, labbra o unghie cianotiche, difficoltà a parlare, calo della saturazione, o sintomi sistemici (orticaria diffusa, calo di pressione, svenimento).

Un dettaglio pratico: la stessa persona può tollerare un rosso secco a 40 mg/L e stare male con un bianco a 160 mg/L, o stare male solo se somma vino e gamberi. La soglia è individuale e, in parte, dipende da quanto SO₂ è libera (non legata all'acetaldeide) e da quanto il mezzo è acido. Per questo «ho bevuto vino mille volte» non esclude i solfiti: esclude, al massimo, quel vino, quella sera, quella dose.

Come si diagnostica l'intolleranza ai solfiti?

Non esiste un test del sangue o un prick test validato per i solfiti. L'American Academy of Allergy, Asthma & Immunology lo ribadisce: un test cutaneo negativo non esclude la sensibilità, uno positivo non la conferma da solo. La diagnosi è clinica.

Il percorso realistico in Italia è: (1) diario dei sintomi e dei pasti; (2) visita da allergologo o pneumologo; (3) dieta di eliminazione delle fonti ad alta concentrazione per alcune settimane, valutando se le crisi si riducono; (4) se il quadro resta incerto e il bilancio rischio-beneficio è favorevole, test di provocazione orale in ambiente ospedaliero con metabisolfito di sodio o di potassio, dosi crescenti, monitoraggio del FEV₁. Si considera positivo un calo del FEV₁ del 15–20% o più (molti protocolli usano la soglia del 20%), oppure sintomi che richiedono trattamento. Non si fa da soli a casa. Cosa portare in visita, come si svolge il test e un modello di diario sono nella pagina sulla diagnosi e il test di provocazione.

Cosa puoi fare in pratica per ridurne l'esposizione?

La base è l'evitamento mirato, non una dieta punitiva. Parti dalle fonti più concentrate: frutta secca solforata, vino (soprattutto bianco e dolce), gamberi trattati, patate già tagliate o surgelate, succhi in bottiglia, sottaceti. Impara a leggere l'etichetta: cerca «contiene solfiti», «anidride solforosa», «metabisolfito di potassio», i numeri E220–E228. Se cucini, preferisci alimenti freschi non trattati: una patata intera cruda non è la stessa cosa di una bastoncino precotto.

Al ristorante chiedi se insalate, patate, frutti di mare o salse sono stati trattati; in Italia l'obbligo di informazione sugli allergeni vale anche per i cibi non preconfezionati. Non tutti i cuochi sanno che i gamberi vengono spesso «solfitati» in pescheria: una domanda precisa vale più di un «sono allergico a tutto».

In viaggio e in mensa la stessa logica: snack di frutta secca nel buffet dell'hotel, succhi in dispensa, vino della casa, patatine già tagliate. Porta con te un inalatore di scorta e, se ti è utile, una riga scritta: «Asma da solfiti (E220–E228): no vino, frutta essiccata solforata, gamberi trattati, patate precotte». Non è un certificato medico, è un modo per non dover spiegare tutto in piedi davanti al banco.

Queste indicazioni sono informative e non sostituiscono il piano terapeutico del tuo medico. L'asma si gestisce con i farmaci prescritti, non solo togliendo il vino.

I bambini asmatici sono a rischio come gli adulti?

Possono esserlo, e in alcuni studi con soluzioni acide di metabisolfito le percentuali di calo del FEV₁ sono state anche più alte che negli adulti — con il caveat che quei campioni includevano molti bambini con asma cronica o steroido-dipendente, quindi non rappresentano «tutti i bambini asmatici». La pagina solfiti e bambini asmatici è il posto giusto per dosi, merendine, succhi e come parlare a scuola. In sintesi: non fare provocazioni a casa, non togliere a caso intere categorie nutrizionali (la frutta fresca resta alleata), e coinvolgi pediatra e allergologo prima di diete strette. I succhi in cartone e gli snack sono, per un bambino, fonti più credibili del calice di vino.

Come parli con il medico senza farti liquidare con «è l'alcol»?

Arriva con tre cose: il diario (data, alimento, minuti, sintomi, picco di flusso), tre etichette o foto di prodotti che ti stanno male, e la domanda esplicita: «Possiamo considerare i solfiti, non solo l'alcol o il reflusso?». Chiedi se ha senso una dieta di prova e se nel vostro centro si fa la provocazione. Se ti propongono solo un pannello IgG «intolleranze», è lecito dire che per i solfiti quel test non è validato — e puntare allergologia o pneumologia. Porta anche i foglietti se stai per un intervento o dal dentista.

Un medico di famiglia può avviare il percorso; la conferma, se serve, è ospedaliera. Non è maleducazione chiedere un centro con spirometria e carrello di emergenza. La diagnosi descrive cosa aspettarti il giorno del test.

I farmaci possono contenere solfiti?

Sì, come eccipienti antiossidanti. L'adrenalina iniettabile in commercio in Italia contiene in genere sodio metabisolfito: i foglietti illustrativi avvertono del rischio di broncospasmo, e nello stesso paragrafo dicono che questo non deve impedire l'uso nello shock anafilattico o in urgenza. È il paradosso più importante da ricordare: in anafilassi l'adrenalina resta il farmaco che salva la vita.

Altri esempi: alcuni desametasone iniettabili, anestetici locali con adrenalina (odontoiatria), alcuni antibiotici in fiala, alcuni colliri. Storicamente anche broncodilatatori inalatori come l'isoetarina contenevano bisolfito: le formulazioni moderne di salbutamolo da spray di solito no, ma va verificato il foglietto. Controlla la sezione «Eccipienti» sul portale AIFA Medicinali e avvisa dentista e anestesista. La pagina farmaci che contengono solfiti elenca le classi e il paradosso dell'adrenalina.

Vitamina B12, molibdeno e cromoglicato: cosa dice la scienza?

Non sono una cura. Uno studio di Añibarro e colleghi (1992) su un gruppo piccolo di bambini asmatici osservò che la cianocobalamina (vitamina B12) per via orale poteva bloccare in tutto o in parte il broncospasmo da provocazione con solfiti, forse catalizzando l'ossidazione extracellulare del solfito. È un segnale interessante, su pochi pazienti. Il molibdeno è cofattore della solfito ossidasi: in teoria una carenza grave (rarissima) peggiora il metabolismo dei solfiti, ma non esistono sperimentazioni solide che giustifichino l'autosomministrazione. Il cromoglicato di sodio inalatorio, in studi degli anni Ottanta-Novanta (tra cui Dixon e Ind, 1990), ha ridotto il broncospasmo da metabisolfito inalato; è un farmaco per l'asma, non un «antidoto da tavola».

Se ti interessa approfondire, parti dalle evidenze sulla vitamina B12 e dai rimedi discussi in letteratura. Non sostituire mai l'evitamento e la terapia di fondo con un integratore. E tieni il broncodilatatore di emergenza.

Cosa fare se parte una crisi dopo un pasto o un calice?

Usa subito il broncodilatatore di emergenza come da piano scritto con il medico. Siediti, cerca di restare calmo, valuta se i sintomi migliorano in pochi minuti. Se la dispnea è grave, se parli a fatica, se le labbra diventano blu, se compare orticaria estesa o senso di svenimento, chiama il 118. Se hai in dotazione un autoiniettore di adrenalina per anafilassi, usalo secondo le istruzioni: i solfiti nell'eccipiente non sono un motivo per non farlo.

Dopo l'episodio annota ora, cibo o bevanda, marca, quantità e sintomi: quel diario è il documento più utile in visita. Poi, quando sei stabile, torna dal medico per aggiustare il piano, non per «togliere tutto da solo».

La «dose sicura» della popolazione vale anche per te?

La dose giornaliera accettabile storica (JECFA e, in forma temporanea, EFSA 2016) era 0,7 mg di SO₂ per kg di peso corporeo al giorno — circa 49 mg per una persona di 70 kg, meno di un bicchiere di bianco al massimo di legge. L'EFSA nel 2016 notò anche che le stime di esposizione per forti consumatori superavano già quella soglia. Nel 2022 ha ritirato la DGA temporanea perché i dati tossicologici non bastavano, e valuta il rischio con un margine di esposizione. Nessuno di questi numeri è una soglia «anti-crisi» per l'asmatico sensibile: una reazione può arrivare da un singolo pasto ricco di SO₂ libera (albicocche, gamberi, vino acido), anche se la media settimanale è bassa.

Per questo la strategia utile è qualitativa: togliere le fonti dense, leggere le etichette, avere un piano di crisi scritto, e non inseguire integratori come se fossero un lasciapassare. Se dopo l'evitamento le crisi restano, i solfiti non sono l'unico trigger — e si torna al medico, non a una dieta ancora più stretta da internet.

Domande frequenti

I solfiti possono scatenare l'asma?

Sì. Nelle persone asmatiche i solfiti possono provocare broncospasmo, tosse e dispnea, di solito entro minuti o entro un'ora. Il rischio è più alto se l'asma è grave o dipendente da steroidi.

Quante persone asmatiche sono sensibili ai solfiti?

Le revisioni cliniche riportano circa il 3–10% delle persone asmatiche, con stime più basse (intorno al 3,9% o meno) negli studi controllati su adulti. Nella popolazione generale la sensibilità è molto meno frequente, dell'ordine dell'1% secondo stime storiche della FDA.

Come si fa la diagnosi di intolleranza ai solfiti?

Non esiste un test ematico o cutaneo validato. Si parte dalla storia (crisi ripetute dopo vino, frutta secca, gamberi), si prova una dieta di eliminazione e, se indicato, un test di provocazione orale in ospedale con metabisolfito e spirometria.

Il vino senza solfiti aggiunti è sicuro se ho l'asma?

Non necessariamente. La fermentazione produce comunque anidride solforosa, di solito intorno a 10–20 mg/L. «Senza solfiti aggiunti» non equivale a «senza solfiti». Se sei molto sensibile, anche quantità basse possono bastare.

L'adrenalina iniettabile contiene solfiti: posso usarla?

Sì, in emergenza va usata. I foglietti illustrativi italiani avvertono che il metabisolfito può dare reazioni, ma precisano che questo non deve impedire la somministrazione nello shock anafilattico o nelle urgenze. I benefici superano di gran lunga il rischio.

I solfiti nel vino causano il mal di testa?

Per la maggior parte delle persone il mal di testa dopo il vino è più legato ad alcol, istamina o quantità bevuta che ai solfiti. In chi ha asma il problema documentato è il broncospasmo, non il mal di testa.

I bambini asmatici possono essere sensibili ai solfiti?

Sì. Alcuni studi su bambini con asma cronica hanno trovato percentuali di reazioni anche più alte che negli adulti, soprattutto con soluzioni acide di metabisolfito. La diagnosi e la dieta vanno gestite con pediatra, allergologo o pneumologo.

La vitamina B12 protegge dai solfiti?

Uno studio piccolo del 1992 su bambini ha osservato che la cianocobalamina può bloccare in parte il broncospasmo da solfiti. Non è una cura e non sostituisce l'evitamento né i farmaci per l'asma. Parlane con il medico prima di qualsiasi integratore.

Fonti

  1. Vally H, Misso NLA. Adverse reactions to the sulphite additives. Gastroenterol Hepatol Bed Bench. 2012.
  2. Vally H, Misso NL, Madan V. Clinical effects of sulphite additives. Clin Exp Allergy. 2009.
  3. Bush RK et al. Prevalence of sensitivity to sulfiting agents in asthmatic patients. Am J Med. 1986.
  4. Stevenson DD, Simon RA. Sensitivity to ingested metabisulfites in asthmatic subjects. J Allergy Clin Immunol. 1981.
  5. Añibarro B et al. Asthma with sulfite intolerance in children: a blocking study with cyanocobalamin. J Allergy Clin Immunol. 1992.
  6. EFSA. Re-evaluation of sulfur dioxide–sulfites (E 220–228) as food additives. EFSA Journal. 2016.
  7. EFSA. Follow-up of the re-evaluation of sulfur dioxide–sulfites (E 220–228). EFSA Journal. 2022.
  8. Regolamento (UE) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori
  9. Regolamento (CE) n. 1333/2008 relativo agli additivi alimentari
  10. Regolamento delegato (UE) 2019/934 — tenore massimo di anidride solforosa nei vini
  11. AIFA — Banca dati medicinali

Articoli correlati

Contenuto informativo. Non sostituisce diagnosi, terapia o indicazioni del tuo medico. In caso di crisi o peggioramento, cerca assistenza medica.

Lista stampabile

Lista stampabile: alimenti e farmaci con solfiti (PDF)

Una tabella da tenere in cucina e in valigia: alimenti ad alto rischio, codici E in etichetta e farmaci con metabisolfito. Te la mandiamo via email, non è un download immediato.

Non è un download immediato: lo prepariamo e te lo mandiamo via email.