Sintomi
Intolleranza ai solfiti: cos'è, sintomi, test, differenza con l'allergia
Di Michele Scalzotto · Fondatore di AsmaMai, paziente asmatico con sensibilità ai solfiti
Pubblicato il · Aggiornato il · 8 min di lettura
Cos'è l'intolleranza ai solfiti?
È una reazione avversa ai solfiti — anidride solforosa e sali (E220–E228) usati come conservanti e antiossidanti — che compare a dosi che la popolazione generale tollera. La parola «intolleranza» è quella che usano le persone e l'Istituto Superiore di Sanità, che classifica le reazioni ai solfiti tra le intolleranze agli additivi: reazioni non mediate dal sistema immunitario, a differenza delle allergie. Nella letteratura specialistica si parla di «sensibilità» o «ipersensibilità ai solfiti», e la revisione di Vally e Misso spiega perché il termine conta: i meccanismi sono più d'uno e nella maggior parte dei casi non c'entrano le IgE. Su AsmaMai troverai quasi sempre «sensibilità»; è la stessa cosa. La guida completa è solfiti e asma.
Quali sono i sintomi?
Dipende da chi sei. Nella persona con asma il sintomo tipico è il broncospasmo: costrizione al torace, fischio, tosse, respiro corto, da pochi minuti fino a un'ora dopo aver bevuto o mangiato. Nello studio di Vally e Thompson sul vino, la caduta del FEV₁ era massima a 5 minuti e rientrava in 15–60 minuti. Al di fuori dei bronchi sono descritti rinite e congestione, orticaria, angioedema, rossore, dolore addominale e diarrea; l'EpiCentro dell'ISS elenca per i solfiti «asma, rinosinusite vasomotoria, prurito, orticaria, angioedema». Le reazioni anafilattiche esistono ma sono rare. Il dettaglio per riconoscerli, e per distinguerli da alcol, istamina e reflusso, è in sintomi dell'intolleranza ai solfiti nell'asma.
Perché colpisce soprattutto chi ha l'asma?
Perché i bronchi dell'asmatico sono già iperreattivi e i solfiti li raggiungono per più vie. Una è meccanica: nell'ambiente caldo e acido di bocca e stomaco i solfiti liberano anidride solforosa gassosa, che viene inalata e irrita direttamente le vie aeree; per questo vino, succhi e altre bevande acide colpiscono prima dei cibi solidi. Un'altra è metabolica: una parte delle persone sensibili ha una ridotta attività dell'enzima solfito ossidasi, che smaltisce i solfiti. Una terza, rara, è immunologica, con IgE specifiche. Le tre vie sono spiegate in perché i solfiti scatenano l'asma. I numeri: la maggior parte degli studi riporta una prevalenza del 3–10% fra gli asmatici, con rischio maggiore negli asmatici dipendenti da steroidi, in chi ha marcata iperreattività bronchiale e nei bambini con asma cronica. Bush e colleghi, nel 1986, hanno sottoposto 203 asmatici a provocazione con capsule di metabisolfito e stimato una prevalenza del 3,9%, concentrata nei pazienti steroido-dipendenti. Nella popolazione senza asma la sensibilità è molto più rara.
Intolleranza e allergia ai solfiti sono la stessa cosa?
No, e la differenza ha conseguenze pratiche. L'allergia in senso stretto è mediata da IgE: prick test positivo, possibile anafilassi, reazione anche a quantità minime. Per i solfiti è documentata, ma in singoli casi clinici — uno del 2025 descrive un'anafilassi con prick test positivo al metabisolfito e provocazione orale positiva. L'intolleranza (ipersensibilità non allergica) è la norma: il prick test è di solito negativo e inutile, la reazione è dose-dipendente, e la soglia personale può cambiare con il grado di controllo dell'asma. Questo spiega perché molte persone «intolleranti» tollerano un bicchiere di vino a basso tenore di SO₂ e reagiscono a un vino dolce o a un'albicocca secca. Chi ti dice che «è allergia» sulla base di un test sul sangue o sulla saliva sta usando uno strumento che le fonti non riconoscono.
Come si fa la diagnosi?
Con tre passi, nessuno dei quali è un esame di laboratorio. Primo, la storia clinica: quali alimenti, in quanto tempo, con che sintomi, e se il quadro si ripete. Secondo, una dieta di eliminazione concordata con il medico, evitando per un periodo gli alimenti con la dicitura «contiene solfiti» e osservando cosa succede. Terzo, se serve una conferma, il test di provocazione orale: dosi crescenti di metabisolfito in capsule o soluzione, in ambiente controllato, con spirometria prima e dopo; nei protocolli storici il test era positivo con una caduta del FEV₁ del 15–20%. La revisione di Häberle e colleghi è netta: l'identificazione dei soggetti sensibili «richiede il test di provocazione». Non esiste un test del sangue validato e i test cutanei sono inaffidabili per la forma non allergica. I test genetici sui geni della solfito ossidasi venduti online non hanno validazione clinica. Dove si fa il test in Italia e cosa aspettarsi è in test per l'intolleranza ai solfiti.
Cosa contiene solfiti?
Più cose di quante ti aspetti, e l'etichetta aiuta solo sopra una soglia. In UE la dicitura «contiene solfiti» è obbligatoria quando il totale supera 10 mg/kg o 10 mg/L (Reg. 1169/2011, allegato II); sotto può mancare anche se qualche milligrammo c'è. Le fonti più concentrate sono la frutta secca chiara (albicocche fino a 2000 mg/kg), i vini dolci e bianchi, l'aceto di fermentazione, i gamberi e i crostacei, le patate lavorate e surgelate, i succhi e la frutta sciroppata. La tabella degli alimenti raccoglie 62 schede con il limite di legge e i codici E; i casi meno ovvi sono in cibi insospettabili con solfiti. Non dimenticare i farmaci: il sodio metabisolfito (E223) è un eccipiente di molti iniettabili, adrenalina compresa — vedi farmaci che contengono solfiti.
Quanti solfiti sono «sicuri»?
Per la popolazione generale l'EFSA aveva fissato nel 2016 una dose giornaliera ammissibile temporanea di 0,7 mg/kg di peso corporeo (come SO₂), rilevando che l'esposizione la superava in tutti i gruppi di età; nel 2022 ha ritirato quella dose perché i dati tossicologici non bastavano a fissarla e ha adottato un approccio a «margine di esposizione», concludendo che l'esposizione attuale «solleva un problema di sicurezza». Attenzione però: quei numeri riguardano la tossicità nella popolazione generale, non la soglia di chi è sensibile. Per una persona con asma da solfiti la dose che scatena il broncospasmo è individuale e può essere molto più bassa: la guida dedica un capitolo a perché la dose sicura della popolazione non vale per te.
Cosa fare in pratica?
Tre cose che non richiedono una diagnosi per essere utili. Leggere le etichette in cerca della parola «solfiti» o dei codici E220–E228, con il metodo di come leggere l'etichetta. Avvisare al ristorante, dove la dichiarazione degli allergeni è obbligatoria anche per i piatti non confezionati: le frasi da usare sono in intolleranza ai solfiti al ristorante. E portare al medico un diario di episodi e alimenti, che è il materiale su cui si costruiscono dieta di eliminazione e, se serve, il test. I rimedi che circolano online — molibdeno, vitamina B12, enzimi, gocce per il vino — sono passati al vaglio delle evidenze in molibdeno e altri rimedi e vitamina B12 e solfiti.
Domande frequenti
Intolleranza, sensibilità o allergia ai solfiti: qual è il termine giusto?
Nel linguaggio comune si dice «intolleranza ai solfiti»; le fonti scientifiche preferiscono «sensibilità» o «ipersensibilità ai solfiti», perché nella maggior parte dei casi non c'è un meccanismo IgE. L'allergia IgE vera ai solfiti esiste ma è documentata solo in rari casi clinici. L'Istituto Superiore di Sanità classifica le reazioni ai solfiti tra le intolleranze agli additivi.
Quanto è frequente l'intolleranza ai solfiti?
Nelle persone con asma la maggior parte degli studi di provocazione riporta una prevalenza del 3–10%, più alta negli asmatici gravi o dipendenti da steroidi; lo studio di Bush del 1986 ha stimato il 3,9% in un campione ospedaliero. Nella popolazione generale senza asma è molto più rara.
Quali sono i sintomi dell'intolleranza ai solfiti?
Il quadro dominante nell'asmatico è respiratorio: broncospasmo, tosse, costrizione toracica, fischio, di solito entro pochi minuti dall'ingestione. Sono descritti anche rinite, orticaria, angioedema, rossore, dolore addominale e diarrea e, raramente, reazioni anafilattiche.
Esiste un test per l'intolleranza ai solfiti?
Non esiste un test del sangue né un test cutaneo affidabile. La diagnosi si basa sulla storia clinica, su una dieta di eliminazione e sul test di provocazione orale con metabisolfito in ambiente controllato, con misurazione del FEV₁. I test genetici o sulla saliva venduti online non sono validati.
Cosa devo evitare se sono intollerante ai solfiti?
Gli alimenti con la dicitura «contiene solfiti» o i codici E220–E228: soprattutto vino e altre bevande fermentate, aceto, frutta secca chiara, gamberi e crostacei, patate lavorate, succhi e frutta sciroppata. La soglia personale varia: la dicitura è obbligatoria in UE sopra 10 mg/kg o 10 mg/L.
Fonti
- Vally H, Misso NL. Adverse reactions to the sulphite additives. Gastroenterol Hepatol Bed Bench 2012;5(1):16-23
- Bush RK et al. Prevalence of sensitivity to sulfiting agents in asthmatic patients. Am J Med 1986;81:816-820
- Vally H, Thompson PJ. Role of sulfite additives in wine induced asthma. Thorax 2001;56:763-769
- Häberle M, Geier J, Mahler V. Contact allergy and intolerance to sulphite compounds. Allergo J Int 2017;26:53-66
- ISS – EpiCentro, Intolleranze alimentari: definizione e tabella degli additivi
- EFSA, Scientific Opinion on the re-evaluation of sulfur dioxide–sulfites (E 220–228), 2016
- EFSA, Follow-up of the re-evaluation of sulfur dioxide–sulfites: withdrawal of the temporary ADI, 2022
- Regolamento (UE) n. 1169/2011, allegato II, punto 12 (dicitura obbligatoria sopra 10 mg/kg o 10 mg/L)
- Kessels JI et al. IgE-mediated sulfite anaphylaxis: case report. Allergo J Int 2025
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